By Antonio Piazzolla

Ex Iron Maiden, l’intervista esclusiva a Dennis Stratton

Dennis Stratton ha fatto tappa al Ragnarock di Foggia insieme alla tribute band italiana Maiden Division. Ho avuto il piacere di fare quattro chiacchiere con lui, davanti ad una birra

Dennis Stratton in concerto nella mia città, Foggia. Il chitarrista e voce addizionale, ex membro degli Iron Maiden (con cui incise il primissimo album della band). Sembra quasi un segno del destino. Se qualcuno me lo avesse detto qualche mese prima, quando insieme all’editore abbiamo concordato di realizzare questo libro, non ci avrei mai creduto. Salgo sul primo treno che da Termini mi porta in Capitanata e raggiungo, insieme al mio operatore di fiducia (anche lui Antonio), la sede del Ragnarock, dove il chitarrista ha in programma una delle sue date italiane.

Sono le cinque del pomeriggio e veniamo accolti dai gestori della struttura con una bella birra, fresca come l’aria che ci avvolge: è una giornata invernale piuttosto mite, tanto da poter sfoggiare il mio chiodo migliore per l’occasione. Aspettiamo all’ingresso della struttura, dove ci sono dei banchetti in legno che ospitano il pubblico nelle serate estive. Mentre cominciamo a preparare la nostra attrezzatura, Stratton ci appare come un miraggio da lontano. Lo vediamo venirci incontro, indossa un classico jeans e una maglietta nera. Con un asciugamano bianco si tampona la nuca, tra i suoi ricci ondeggianti, e ci porge la mano con un «Buonasera», pronunciato
con un tipico sound inglese. Poi entra dentro per montare gli strumenti e fare il soundcheck.

Lo guardiamo da fuori, attraverso le vetrate, per non disturbare quel momento. Nel parcheggio non passa inosservato un furgone bianco, dove sulla fiancata è ben rappresentato Eddie The Head, la mascotte della band creata da Derek Riggs. Appartiene ai Maiden Division, la tribute band italiana degli Iron Maiden, nata nel 2018, scelta da Stratton per accompagnarlo nelle date nel Bel Paese. Sul palco infatti ci sono anche loro. Ci godiamo un’ora abbondante di soundcheck gratuito mentre il freddo di gennaio, a quel punto, comincia ad accarezzarci le ossa. Lo aspettiamo in sacrosanto silenzio, godendoci i suoi assoli. Poi viene a salutarci sua moglie, «Hi guys!», cui fa seguito lo stesso chitarrista. Ci invitano a spostarci nel loro alloggio, un miniappartamento presente nella stessa struttura che ospita di volta in volta gli artisti che si esibiscono al Ragnarock.

Dennis sorseggia una birra. Accanto a lui c’è Luca, un amico dell’organizzazione che vive a Melbourne e che Dennis vuole accanto a se come interprete per essere sicuro di comprendere tutto. Il B2, preso con tanto impegno, a quel punto non mi serve, perché per facilitare le operazioni di montaggio dell’intervista decidiamo di fargli le domande in italiano – che vengono tradotte da Luca – mentre Dennis ci risponde in inglese. Un po’ macchinoso, ma credetemi, giunti alla lavorazione finale la cosa funziona molto bene. E via con la prima domanda.

«Ricorda il giorno in cui tutto è cominciato? Il giorno in cui cominciò a suonare negli Iron Maiden?».

«Si! Si!» mi risponde ridacchiando in un sorprendentemente italiano, condito da quel tocco british che rende tutto più rock e autentico. «Fu fantastico. All’epoca c’erano diversi locali e pub in cui suonare, c’era una cultura musicale che interessa il pubblico quindi era un periodo di rinascimento per la nostra musica».

«Quali sono i suoi rapporti oggi con gli altri componenti della band?».

«Parlo molto con Steve Harris, siamo amici, e siamo tifosi della stessa squadra, il West Ham. Di recente abbiamo ricevuto un disco di platino per il primo album».

I ricordi riaffiorano velocemente nella mente di Dennis, che sorseggia la sua pinta di birra. Non ha bisogno di cercarli più di tanto, l’archivio degli Iron Maiden è a portata di mano nella sua testa. Ogni domanda ha un tempo di risposta di uno, forse due secondi: quanto basta per tirare fuori il fascicolo del momento in questione e capire come formularlo. Parlare del passato gli fa piacere, le sue labbra disegnano spesso un sorriso mentre ricorda quei momenti assurdi vissuti con la band. E così, ritornando a come venne ingaggiato, Dennis mi rivela:

«Steve e gli altri mi avevano già visto suonare in giro e mi chiesero di unirmi a loro vista anche la mia esperienza [Stratton è anagraficamente
più grande, nda]. Avevo già avuto esperienze sia in studio che sul palco, vedevano in me una figura più esperta su cui contare, un valore aggiunto. Sai, l’idea delle armonie che si sentono nelle canzoni degli Iron Maiden proviene da me; Harris e gli altri si sono poi ispirati da questa mia idea e l’hanno fatta loro, portandola nelle loro canzoni fino ad oggi. Molte idee sonore sono state lanciate da me e adottate dalla band».

Poco tempo prima della mia intervista a Dennis ci ha lasciato una delle voci della band, Paul Di’Anno. E non potevo non chiedergli qualcosa di lui.

«Quest’anno abbiamo perso Paul Di’Anno. Ricorda qualche aneddoto in particolare su di lui?».

«Paul è una persona che si è goduta la vita però aveva diversi problemi di dipendenza dall’alcool e dalle droghe. Non si curava. Ci sono state sempre problematiche a livello di tempistiche, di logistica, non riusciva ad organizzarsi con i suoi impegni. Era difficile poter fare qualcosa con
lui. Ma c’è sempre stata una grande amicizia e un gran rispetto con lui. Paul in quel periodo si comportava male con le persone, le insultava, lo
faceva anche con gli ingegneri del suono e con il pubblico. Era diventato un circolo vizioso, era un contesto pesante lavorare con lui. Ci sono state anche delle critiche che ha rivolto al papa, sai sono circolati dei video su Youtube. Non volevo far parte di questa situazione imbarazzante».

Durante la nostra intervista, Dennis Stratton non ha espresso giudizi sull’operato della band, né in negativo né in positivo. Ha una grande amicizia con Steve Harris e un grande rispetto per lui e per il resto della band. E questo probabilmente gli basta. È ciò che ho percepito e tutto quel che diremo in merito. Sull’evoluzione della band tra gli anni Novanta e i primi anni Duemila, Dennis ha mantenuto il riserbo. Diamo per scontata la sua approvazione senza la necessità di doverla ostentare o sbandierare. Del resto non si può mica raccontare ogni cosa, no?

Alla domanda se considera di prendere parte ad una reunion d’addio della band, Dennis mi ha risposto così:

«Si tratta di una produzione molto coreografata, va organizzata al dettaglio con i computer, non ci sarebbe spazio per un qualcosa di improvvisato. C’è una produzione che è coinvolta, c’è una certa burocrazia che lascia poco spazio alla spontaneità. Sono produzioni complicate. Però ne abbiamo discusso qualche volta (con Harris, nda) sicuramente verso la fine della carriera faremo qualcosa insieme, però non c’è nulla di ufficiale. Ci sarà un’organizzazione dietro tale da permettere questa serata che spero che accadrà; come ti dicevo, si tratta di organizzazioni complesse, anche per ciascun membro della band viene organizzata la strumentazione, è tutto fatto al dettaglio. Se accadrà verrà organizzata come si deve e con tutti i membri del passato».

L’intervista integrale è stata pubblicata all’interno del mio libro Iron Maiden, le leggende del metal’ (Diarkos, 2025), in vendita su Amazon, negli store digitali e nelle librerie. Di seguito un estratto video pubblicato su Youtube.

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