Antonio Piazzolla
By Antonio Piazzolla

Arianna Ricchiuti, una biologa con la testa fra le stelle

Classe 1994, Arianna Ricchiuti lavora come Internal Communications Editor per l’ESA, occupandosi di eventi e articoli, video e interviste

Per la rubrica ‘Penelope Science’, conosciamo Arianna Ricchiuti, “una biologa con la testa fra le stelle”, come si definisce lei stessa.

Classe ’94, Arianna lavora come Internal Communications Editor per l’Agenzia Spaziale Europea (ESA/ESTEC), occupandosi dell’organizzazione eventi e della produzione di articoli, video e interviste. Conosciamola meglio!

Arianna Ricchiuti

Arianna Ricchiuti lavora per l’ESA

Dopo la laurea in Biologia presso l’Università di Bari, ha conseguito il Master in Comunicazione della Scienza alla SISSA di Trieste. Ha lavorato per anni al Planetario di Bari, occupandosi di spettacoli, laboratori scientifici e osservazioni astronomiche.

Arianna inoltre partecipato come relatrice a numerosi congressi scientifici in tutta Europa e come social media editor ad una spedizione scientifica nel deserto di Atacama. Ha inoltre preso parte a diverse iniziative di divulgazione in Italia, come il Festival della Scienza di Genova, l’Isola di Einstein e il Pint Of Science.

Nel 2016 ha vinto FameLab Italia, talent show sulla comunicazione della scienza, classificandosi prima nelle selezioni regionali e terza nella finale nazionale. Nel 2017 ha ottenuto un riconoscimento da parte del Rotary Club per i risultati conseguiti negli studi scientifici e il Premio Internazionale Duchessa Lucrezia Borgia per il suo contributo alla diffusione della cultura scientifica.

Arianna Ricchiuti
Arianna, com’è nata la tua passione per la scienza e per le stelle?

“Penso che ci sia sempre stata. Da piccola ero attratta dalla natura, in particolare da insetti e dinosauri, infatti avevo decine di animali in plastica con cui giocavo e guardavo per ore le videocassette di Jurassik Park. Quei modellini di insetti però devono avermi traumatizzata, visto che oggi mi terrorizzano. Crescendo, la mia attenzione si è spostata verso il cielo (niente api tra le stelle…) e ho iniziato a seguire le avventure degli astronauti e i documentari di Focus e National Geographic. Ricordo benissimo la gioia di quando mi arrivava a casa un nuovo numero di Focus Junior! Questo mi ha portata a frequentare il liceo scientifico e, successivamente, a comprare un telescopio professionale e a iscrivermi alla facoltà di Biologia”.

Un modello di donna alla quale ti sei ispirata?

“Credo di aver avuto diversi modelli. Mia sorella ha avuto un ruolo determinante, stimolando la mia curiosità verso la scienza sin da piccola e dimostrandomi che non è mai troppo tardi per seguire le proprie passioni e concretizzare un progetto. In età adolescenziale ho avuto modelli più “distanti”, artiste come Lady Gaga: mi ha ispirata a essere creativa e a sperimentare, ma anche ad impegnarmi per cause importanti, come il supporto alla comunità LGBT e l’abbattimento di stereotipi e tabù sulle malattie mentali. Oggi tendo a fare riferimento a colleghe scienziate: una è sicuramente Claudia Pacelli, ricercatrice dell’Agenzia Spaziale Italiana e grande amica, che – con i racconti delle sue spedizioni scientifiche in giro per il mondo e dei suoi esperimenti sulla Stazione Spaziale Internazionale – mi ha sempre fatto dire ‘Wow, voglio essere come lei’. Un’altra è Brandi Kyel Reese, ricercatrice presso l’Università Corpus Christi in Texas che, durante un congresso, mi ha detto una cosa che da allora porto sempre con me: ‘Science will make you travel a lot. Stay focused'”.

Quale secondo te lo sviluppo aerospaziale europeo nei prossimi anni: conquisteremo maggiore autonomia come statunitensi e russi?

“L’Agenzia Spaziale Europea (ESA), di cui fanno parte molti paesi europei, sta acquisendo sempre maggiore autonomia in campo aerospaziale e ha in programma progetti davvero entusiasmanti. Tanto per incominciare, l’Europa potrebbe essere la prima a rispondere alla fatidica domanda ‘C’è vita su Marte?’ grazie al programma ExoMars: la missione del 2016 ci ha permesso di tracciare una mappa dettagliata della distribuzione dell’acqua nel sottosuolo, e il rover del 2022 sarà il primo a perforare la superficie fino a 2 metri di profondità e a condurre analisi in situ. Troveremo forse qualche forma di vita microbica? Inoltre, nel Consiglio Ministeriale che si è tenuto a Siviglia lo scorso novembre è stato definito il futuro dei programmi spaziali europei: solo per fare alcuni esempi, proveremo a prelevare campioni di rocce marziane e a riportarle sulla Terra (Mars Sample Return), costruiremo il primo vettore europeo riutilizzabile (Space Rider) e contribuiremo a far tornare l’uomo sulla Luna (European Service Module). Sono davvero emozionata all’idea di poter contribuire, in minima parte, alla divulgazione di queste avventure e soprattutto di poterle vivere dall’interno, nel cuore dell’ESA”.

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